Archivi per il mese di: novembre, 2012

mi pesco in giro, mi rattoppo nelle pagine di amici e conoscenti, se avessi l’onestà di Robin ruberei solo a chi stimo…e potrei impastare un libro al giorno sono così intellettualmente disonesto da compiacermene così assemblato da ammirarmi, prendo parole e le spalmo


chi non ha trovato posto si arrangia con le carrozze in vellutino, solo chi ha forza fa lunghi discorsi gli altri stanno in un odore che sembra affiatamento non fanno altro che passare tra anni sanguinosi

senza prendere appunti.

gli applausi dei presenti che sarebbero rimasti volentieri e nessuno che ricorda che tutto si è svolto ma senza incidenti

 a chi l’hai venduta la favola del mondo ospitale… ogni oggi comincia in un punto indecifrabile di una provincia popolosa e ad ogni sindaco una speranza si rinnova qualche incrocio si libera dal groviglio e per la piazza una presunta rinascita

inventori imprevedibili di codici arroganti la sola propaganda di una rovina prolungata

ho domande centrali da assorbire vorrei votare le primarie tutti i giorni deve essere sta spinta da dietro per l’impegno civile, da grande vorrei amministrare un condominio redarguire gli inquilini
soffro di una strana forma di corporativismo conflittuale

di ogni storia mi affascinano le decisioni gia prese è il tempo dei generali delle battaglie gia combattute e per sempre continuate incontenibile gioia dei peccati di gola, parla più piano se no qualcuno alza la testa ci mette tenerezza e ogni compagno sembra un mago un metro dopo l’orizzonte






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L’amore è uno anche quando raddoppia
quando c’è solo una mano per ridisegnarti
nei pantaloni dove sei calata dentro

è soltanto la luce quella che fa del sesso un senso
il resto è scavalcare verso il frigo

stai al centro della casa succhiando quel che ho preso

più in là c’è quel che dici

quel che ricami con le crepe come gambe aperte appena

riesco a contarti tutti i passi a Roma
il ricordo libera quel che ci richiama

Le parole non fanno mai quel che dico
e tutto quel che non ci serve diventa così vero
con le mani perfette del riposo

 non mi resta più il nome sulla punta della lingua hai ragione Marcel: “ogni libro è un cimitero”

chi crede che di tempo ce n’è ha ha un mondo dolcissimo con l’audio troppo basso

chissà se oltre a me esistono altre cose, cambio gli orari della mia pazienza e un poco mi rincresce

non vorrei nessuno dei tuoi santi, accetto il limite dei tuoi sorrisi
e mi riempio di vitamina d

dicono che alle ossa fa bene, deve essere un po’ come fare la spesa
con una donna più bella

che spinga il carrello con troppi mirtilli, anche il dada adesso sarebbe una lingua sensuale

tu scrostami il muro che al resto penso io

e mentre andiamo non si parli di futuro, ho 4 tempeste più grandi da presentare in un istante
sono troppo noioso anche per le cose più giuste e aspettar la domenica mi rende diffidente

non di solo libro vive l’uomo, se lo spirito è pronto si sa la carne non dovrebbe soffrire
ma in questa città dei mille soli dove la cultura è di casa, il pranzo è servito
Sbarca a verona la nuova formula Montroni o uno dei suoi cloni librini e pearà
magari in barattolo da asporto, da portare a casa insieme al vespone natalizio.
Oggi il libro si consuma così, la nuova convivialità della pagina, la bufala social di questa cultura approssimata
bufala appunto come la mozzarellina estiva come la cultura da happy hour che altro non è che la nuova mensa dei poveri.
Forse è proprio questa la condanna di questa città: sacrificare la potenza di se, sacrificare la sua immensa bellezza al dove c’è aia c’è gioia
Quel subdolo meccanismo che passa nell’attrattiva di tipicità, cultura e territorio nasconde le stesse trappole del turismo enogastro culturale, le stesse insidie delle sagre di paese e delle visite guidate.
In tutti i sensi è diventato una questione di gusti, il libro è un prodotto di marketing che ha bisogno di un cartello sconti evidente e di qualche appeal mangereccio. Da emilano apprezzo in modo molto sensibile la seduzione della tavola, ma i tortellini di mia mamma e galimberti stanno poco insieme, l’uomo senza qualità musil lo cerca in scaffale e le lasagne in mensa…

le domande del buongiorno mi sono insopportabili
chili di scelte da smaltire per uscire sani e salvi
provare ad avere una vita, pulirsi il culo
e giurare ad alta voce di aver cambiato idea

quando siamo noi stessi ci ripetiamo incessantemente

dobbiamo tentare di ricostruire paesaggi estetici all’interno di quelli territoriali e politici
riattivare un desiderio che sappia ripensare il mondo
sembra che la parola desiderare catturi lo schermo che il desiderio sia diventato una sorta di disfatta, quasi una sociale sconfitta
francamente non vedo possibile nessun tentativo di riposizionamento senza la possibilità di ricollocare il desiderio in una dimensione di aspirazione al cambiamento

ho delle altre cose, le foglie per restare immobile
due mani per le prose

e via con le macchine scoperte estate sopra estate
fare i conti col tuo naso

somigli a un altro modo per dire epidemia
in un buio da niente che sale dritto come fumo

le voci degli altri numero0
prossima uscita
bookzine aperiodica
di nuovo dal seminterrato un gran vibrare di chitarre
ginsberg

le voci degli altri come suono di un urbanità in disuso
un estensione dello spazio quella voce che dovrebbe trasformarsi in organo
solo per pretendere di assomigliare alla poesia fosse pure cattiva

le voci degli altri è dividersi il lavoro, svegliarsi insieme dall’anestesia
è ascoltare il rumore che fa coincidere i nostri sensi separati

le voci degli altri  sono il brusio dell’uomo senza mondo

che ridisegna i contorni della propria immaginazione