Archivi per il mese di: gennaio, 2013
In tempi ormai vicini

Argomentare il ritornello di una rivoluzione al giorno
è come avere in bocca qualcosa di meraviglioso
le costellazioni imparate tra i denti sani e quelli guasti
sui libri imprestati da amici ammazzati o da quelli rimasti

 

per acquistare In tempi ormai vicini vedi CFR Edizioni
oppure scrivere a Gianmario Lucini, gianmario@poiein.it 

o alessandro.assiri@alice.it      http://lastanzadellepocherighe.blogspot.it/

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in tempi ormai vicini
backstage 1
prossima uscita CFR edizioni
Mariateresa-Ale

collegati in diretta a verso libero e prosa
parodia non pervenuta, cosa manca in questo giallo
l’arma del delitto le impronte e le altre tracce
parliamo una lingua chimica una lingua di prelievi
chi cade si sbuccia perde sangue dal naso
e poi si corre per quel poco di sano

ancora insoluti in punto di morte

si può essere coglioni in modo complicato
ogni esercizio di recupero poi sbatte una portiera

manifesto di una cornice perfetta di parole mancanti ho messo le mani avanti ma eran quelle di un altro
ho controllato il tuo da fare parlato col dottore
la città è un corpo che attende risultati
un fallimento narrativo per cause naturali
scoppiato a vent’anni per dettagli rivedibili quanto tempo è passato da quando si dichiarava il rancore sui campi di cemento
se siete infelici tenetelo per voi
due passi dal porto i contorni definiti se un giorno scriverai qualcosa fallo in fogli piccoli per un rapido sollievo
un occhio alle avvertenze non superare i dosaggi consigliati
figli di una faciloneria minore e di falsi avvistamenti
chi si chiama maria parla spesso un po’ troppo

Tutto avviene allo sguardo, tutto sopraggiunge per contribuire a tessere la trama del mondo. Nel formarsi degli elementi naturali del paesaggio Cogo dispone la sua visione, colloca il suo sapere naturale e i suoi procedimenti cognitivi.
Descrizioni naturali quindi che con discrezione leggono il mondo, lo dipingono come “nutrimento illimitato” e lo aprono agli spazi dell’ascolto.

La poesia di Roberto usa i due strumenti umani a disposizione di tutto il fare poetico: lo sguardo e l’ascolto per indicarci che c’è anche quel che non si vede.
In questo lavoro di scrostatura, di scavo fino a fare emergere lo strato pulito sta tutto il valore della poesia di Cogo che agisce come un meccanismo di “disintossicazione” quasi un dispositivo “da cui sgorgano parole per starci dentro”; dove quello starci non è urgenza, ma necessità di ritrovare il primordiale chiarore, quell’istante dove tutto fu luce.

Nella seconda parte del testo, dalle poesie tradotte in inglese da Deane, il discorso via via si attualizza e pur continuando in larga misura a usare gli elementi sopracitati, ci mostra un movimento più storicizzato e più politicamente introiettato dall’autore, sul quale lo sviluppo del lavoro va a innestarsi come sfera interrogativa e colloquiale. Valga come esempio il passo seguente :”la poesia\ ma è ancora bello crederci\illudersi che il gelo ci possa risparmiare.” che mi auguro venga ospitata in esergo a lavori futuri. 

il corpo come unità di misura
il gatto acciambellato che aspetta
il cibo del mio andare
adesso sta a te convincermi che è sera.

poesia sovversiva, inquieta, poco accomodante…

Assiri, al quale ho voluto attribuire la caratteristica di “concettuale”, è
però anche un poeta della storia. L’inquietudine e il malessere lo

muovono alla ricerca.

Se noi leggeremo queste poesie fra vent’anni

troveremo che la poesia di Assiri rimarrà fresca e
vitale, perché il suo giudizio e le sue considerazioni, pur feroci e
pungenti, sui fatti più lugubri della nostra storia recente, rimarranno
considerazioni sempre valide e l’ispirazione che le sorregge non verrà

cancellata dal tempo.

L’ispirazione di queste poesie invece
viene da un dolore che non cerca consolatori ma ragioni e risposte, da
un senso di rivolta, da un istinto di libertà e da un sentimento etico che

non hanno tempo e sono sovrastorici.

Gianmario Lucini

http://rosapierno.blogspot.it/ 
 
 Un grazie a Rosa per essersi occupata di un mio inedito

Slitta a Luglio l’aggiornamento sulla tassa dei rifiuti, ma se voglio stivare la spazzatura virtuale possiamo farlo nell’iperspazio della nuvoletta dove per 7 eurini circa al mese posso stipare tutti i ricordini.

Del maiale non si butta via niente sembra essere tornato il nuovo recitativo; si fa scorta di cosette e si mettono in cantina ad affumicare come speck. Produciamo un numero esorbitante di pseudo ricordi, ma non gli lasciamo il tempo di diventare memoria, non sedimentiamo l’esperienza:l’archiviamo o peggio ci illudiamo di trovarle una casa.

Ma che pianeta mi hai fatto? recitava il titolo di un vecchio urania e questo attuale panorama è solo una parte della risposta, l’altra è gia stata affidata all’ossario dei ricordi. La morte della fantascienza di Dick e dei suoi ladri di memoria deprivati dall’interesse del bottino.

Mi viene in mente la fine di Predatori dell arca perduta, il grande mega deposito dove tutto diventa solo una scatola tra tante, ma produciamo e raccattiamo sentimenti così frettolosi che non meritano più nemmeno la canonica scatola dove comunemente si richiudevano le emozioni che volevamo lasciare.

E’ poetica all’inverosimile l’immagine della nuvola, richiama un’iconografia in bilico tra l’incanto e lo spirito, ma non c’è nulla di tutto questo, solo una nuova allarmante discarica dove è scompasa anche la tanta acclamata raccolta differenziata, perchè proprio nell’indifferenziato si compie questa tragedia di noi conquistatori dell’inutile.

Tutto in qualche modo deve evacuare, ma l’intento di ogni evacuazione è solo il fare spazio per nutrire la macchina bulimica di un mondo che soffoca per eccesso di informazione e per ingordigia documentaristica.

La nuvoletta è l’ ultima visione di un mondo incontinente che ha bisogno di propaggini per espandersi in un nulla più vasto, un mondo che necessita di continuare a celebrarsi  con vacanze e candeline, un mondo che ha bisogno di credere di esistere in quel doppio in cui ha avuto bisogno di fissarsi.

Finalmente posso scegliere in un economia pluralista e concorrenziale avrò pure il diritto di comprarmi le mutande dove mi pare
daltronde diciamocelo cose ce ne facevamo di un ‘altra libreria, vuoi mettere il push up o i boxer con gli orsetti
Di quale utilità potrà mai essere Barrico anche se di seta se ne intende e Saviano anche se qualcuno in mutande l’ha lasciato
di certo non vale il nuovo brand.
Io non so mai dove andare a comprarmi lo slippino in questa città dove le librerie crescono come funghi ci sarà pur bisogno di qualcuno che mi copra il culo
ero veramente stanco di dover fare otto metri nel caso capitasse un bisogno impellente o una serata importante
Poi diciamocela tutta i libri poi mica si regalano se oggi vuoi far colpo che le porti a casa un autoreggente o le cazzate di Travaglio, va beh ci sarebbe la cucina , ma la Parodi in edicola si trova.
La cultura pensa te che parolone, serve un po’ in campagna elettorale e poi più niente, la nostra via Mazzini così trafficata e piena di gente non vorrà mica fornire uno spettacolo così inutile e indecente.
Siamo fatti al 90 per cento d’acqua e se pisci c’è bisogno di cambiarti, è vero che anche la carta potrebbe avere la sua utilità, ma questa è un’altra storia e le storie appartengono ai libri e a noi non ci interessano,
se ci pensi ad Alessandria incendiarono libri e pergamene mica calzettini.
Riflettevo per facezia , ma dove la stenderanno poi tutta questa biancheria gia mi vedo in sottoriva a camminare in un cielo di t shirts o traslocare con cartoni di perizoma e canottiere verso lidi più sicuri
“Ne uccide più la penna che la spada”, ma a Verona no, noi si sta al sicuro, abbiamo fatto di tutto per metterci al riparo siamo come Highlander, ne resterà soltanto uno, per scaramanzia preferirei due, ma quello è un fatto personale.
Mia nonna mi diceva sempre: metti la roba pulita che se cadi e ti fai male all’ospedale non ti trovano con le mutande sporche…non ti preoccupare Rosetta pericolo scampato