Archivi per il mese di: aprile, 2013

Ma cosa ci aspettavamo dalla generazione della moderazione e del compromesso, dai figli dorotei e riminini.
Questo è il sogno lungo di statisti al futuro, ma dai nomi lontani e dimenticati. Questo è il prodotto realizzato da chi per 36 anni ha dormito nella Renault rossa. Questa è la consacrazione di un centrosinistra vero, quello che di sinistra già da allora non avrebbe avuto nulla. Questa è la vittoria di chi aveva capito e creduto che il “nemico” si combatteva da dentro con pazienza e allevamento, la vittoria di chi con una mano annaffiava le piantine e con l’altra estirpava le erbacce. Questo è il naso lungo dello stesso vecchietto che nell’aprile del78 andò in America apparentemente osteggiato, ma in realtà allegramente accolto come spiraglio di un’inseminazione futura. Questa è la vittoria dei progetti il calcio in culo a chi non crede ai complotti. Questo è il frutto maturo dei ritorni, la casa quando l’impresa di pulizia riconsegna le chiavi, perchè ha terminato il lavoro. Questa è la squadra che ha creduto nel vivaio, ma qui i campionati durano vent’anni. E se vogliamo rintracciare ancora una volta le radici, se ha ancora un senso chiedersi perchè abbiamo di nuovo perso, l’unica risposta è che siamo stai corti che siamo passati troppo veloci, eravamo già polvere alzata prima della curva. I fratellini più grandi hanno tirato qualche filo, noi no siamo rimasti sempre pupi a dar per finta di spada e di bastone

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quest’esser soli in tanti che ci fa star qua dentro, l’illusione di essere coro dei nomi che divoro

emergo nel corso delle consultazioni, ma per poco scrivo troppo dal disordine per essere Amato che non è un anima, ma un participio passato…salviamo il protocollo di un avvenire a 5stalle, un futuro di cui conosco le parole…un vuoto prende forma e mi disegna vorrei salvarmi con il fiato appannare il vetro…scrivere il nome come fosse un voto il segno di un presente criticato e di volta in volta per alzata di mano appoggiare lo stato…più ti avvicini più diventi scura credo sia l’opposizione il tuo odio che matura…l’opera non può essere umile, ma solo in ritardo anche la scrittura è terminare un mandato…

stavo giochicchiando a fare uno degli ultimi comunisti riassumevo tregue operose e punti di vista, compravo ancora urania, i gialli mondadori e tutti gli accessori per i franchi tiratori

Si riducono i galli nel pollaio non ne resterà soltanto uno qui non c’entra nulla lo strabico Lambert, qui ne devono rimanere almeno due, perchè solo così si trova un bacato senso all’alternanza, si è spezzato l’anello debole, il tessuto antagonista se mai avesse abitato lì dentro era gia migrato, perchè nessuna ribellione vera o finta che sia risiede, ma soltanto soggiorna. Chi le cose le vuole così e chi le immagina diverse, anche se l’immaginazione oggi ha spazi limitati, non si è spaccata nessuna sinistra perchè nulla c’era più da rompere, non c’è stata nessuna tragedia perchè tutto era gia stato consumato. Il nanetto che sembra uno statista, quello che dovrebbe arrivare in camper ma non trova parcheggio e lunga vita al re. E cosa abbiamo imparato che la rete fa odore, qualcuno che apre la finestra qualcun’altro che uguale a quando vota si tappa il naso, ma qualunque cosa si esprima con un tasto, qualunque preferenza si dica in un click è solo un surrogato di  partecipazione, una brutta copia di un abbandono. Non c’è nulla di peggio che credere di contribuire alla storia, è solo un’altra devianza di questo presente lunghissimo di questo movimento dal basso che è solo colite…abrazos

La scrittura politica è una cazzata, scrivere è un procedere per salti, il piccione che ti caga in testa perchè qualcuno ha volato sul suo nido, la scrittura è dimenticare le aspirazioni e assecondare le spinte, subire le impronte di parole inoffensive che diventano organi malati. La scrittura politica è l’assalto a una tentazione esodante di descriversi in un posto sbagliato, è privarsi dei rovesci cercare una postura che diventi posizione. La scrittura politica è una versione gonfia dei figli in affido dove tutto è un quasi quasi ma poi non è più niente, appunti da allargare ma di un concerto scadente. La scrittura politica è prendere una vacanza da una piazza dietro l’angolo è il doppio turno per indecidersi due volte, è la legittima difesa di cui si sconsiglia la visione, la teoria per nascere a caso. Sbagliare la scrittura degli eroi è molto peggio che lasciar la storia ai vincitori, non serve fantascienza a immaginare il peggio, ad accantonare nomi e terre promesse incantate dagli affetti

http://golfedombre.blogspot.it/2013/04/alessandro-assiri.html?showComment=1366359175338#c1101015679203266940

un sentito ringraziamento a Stefano Guglielmin
per l’attenzione dedicata al libro

proprio come nella lettura dovremmo rallentare. Grazie Amazon, anziché kindle sarebbe stato meglio kinder dal vago sapor di cioccolato, poteva scaricare le ricette al microonde formato Parodi. Grazie Amazon, senza dubbio hai creato nuovi lettori compulsivi in imbarazzo tra Vespa e Saviano, veramente utile poter portare tutti quei libri in spiaggia sotto l’ombrellone, mi spiace un po’ non fare l’orecchio a urania o al giallo mondadori, ma sono sicuro che a breve mi doterai di un pad pieghevole. Grazie Amazon che dopo aver svenduto i tuoi prodotti con saldi da macero ci dai questo faro di cultura, grazie perché potrò smettere di andare all’ikea a vedere gli scaffali eviterò le code e non mangerò più i biscottini svedesi, sarà dura rinunciare al salmone, ma in nome del ritorno alla cultura è un prezzo che si paga volentieri. Grazie davvero della velocità con cui potrò scaricare la Tamaro, della batteria che dura un mese, sarebbe stato spiacevole se mi moriva sul più bello mentre finivo il giallo. Grazie del surrogato d’inchiostro del wi fi integrato e di aver risparmiato la mia schiena su è giù con scatoloni. Grazie Amazon mi sento già un pelino più intellettuale adesso che posso leggere Cioran con un clic, devo stare attento a non inumidirmi il dito altrimenti mi si impatacca lo schermo grazie di questo meraviglioso futuro del libro.

ripropongo il pezzo perchè in fondo mi diverte ancora

chi crede che la scrittura abbia un luogo la mette solo in scena.
Tutta la poesia occidentale è solo il riflesso di un lutto, di una ricerca di un tu che non si trova, un tu a cui nessuno frega niente e che, qualora si trovasse, sarebbe imbarazzante.
Abbiamo il dovere di tenere presente che tra l’io e l’altro si nasconde la possibilità di svanire nel niente, che il tanto agognato riconoscimento è in realtà la scoperta di un fantasma che se anche simile a noi è pur sempre fantasma. Tu è solo un desiderio, un invito, un annuncio, l’esigenza di un congedo che arginiamo con l’impostura di un linguaggio

è un cortile dove non posso farcela da solo, perchè qui si vive senza bozze come la scrittura di Bellezza, pensiero tutto intero con la bocca del difetto, questa poesia dai fianchi larghi che sbircia la punte delle scarpe,perche non riesce più a sedurre ne tantomeno a provocare , la scrittura è un lungo rapporto col nemico dove l’umiltà non c’entra, dove caso mai c’entra l’arrendersi, il non aversi che immagina il da farsi di tutti i nomi senza faccia, il rumore della nostra scrittura deve essere quello dell’andare si sente ancora troppo il sudore di restare