Archivi per il mese di: giugno, 2013

e se fosse perchè abbiamo ammirato, osannato troppo questa tragicità, perchè ci abbiamo dormito dentro, perchè ce ne siamo nutriti cosi tanto da non potere farne a meno, al punto che ammiriamo solo chi rispetta i nostri malumori o le cose he non riescono  a uscire

il corpo assiste all’incontro come fosse ancora pensiero che cammina, vittima predestinata della nostra cattiva coscienza, ma usare è ancora solo stringere la carne senza sapere se si è educati o solo vivi
non è mai la malattia a cambiarci il tempo, ma la mente che si immagina malata

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ho cosi poco io da far fatica a alzarmi, questa condivisione finta sminuisce la letteratura, la trasforma solo in rabbie modeste e ingiustificate paure
continuare a frequentare la rete, il finto social come se ci fossero fili da tirare alimenta solo la rassegnazione
non c’è nulla di più inquietante che legittimare le illusioni, ste vaccate della democrazia liquida delle rivoluzioni dal basso, delle culle delle dissidenze
credo si debba riflettere sulle dicotomie vere che sono a mio avviso astensioni e rappresentanze, il resto oggi è perdita di tempo
sotto sotto il modello è ancora lo yuppie l’infelicità per molti è non poter essere rampanti ed è in questa logica che in definitiva quasi tutti affrontano la socialità per emergere, la conidvisione è solo la prolunga di una bufala, non crederò mai che esista qualcuno a cui interessa sapere se vado a pisciare
il resto è solo saggezza in pillole o espulsioni miserabili
la rappresentanza è una delega che si concede, per interesse o per fiducia cambia poco, la sua controparte oggi non si è ancora costruita, ma di certo non si costruisce in questo modo, non si costruisce continuanado a esimerci da domandarci nelle mani di cosa ci stiamo consegnando

restavo per ore a chiamarmi Fernando, a pensare come un rigattiere a cercare fogli dove scrivere sbagli, mi salivano in gola i nuovi episodi  delle preoccupazioni principali
tiriamo avanti la nostra solitudine a due in mezzo a questi suoni che diventano persone, cerco le offerte di una vacanza che probabilmente troveremo scuse per non fare, come quando dobbiamo uscire a mangiare e non abbiamo nulla da dire, così tanta bellezza per due occhi soltanto, accettare per non essere ovunque anche oggi che non è un giorno importante
e saper che non c’è niente al di là di questi ponti, ma continuare a lottare per onori e ricompense nulla di geniale solo miseri esseri genitali, Maddalena carissima pensavo di aver finito di imparare la tua assenza, ho abbandonato il campo ma ugualmente atteso il raccolto e tutto è così odiosamente vile,molti sogni e occhi aperti per dormire 

ho rivisto i tuoi libri, li ho aperti lasciati parlare c’eri ancora dentro, ma io perdevo il segno i versi migliori non mi lasciavano passare

ale

riprendo il cammino delle lettere senza destinario, non da dove si era interrotto perchè non è mai così, lo ricucio in quella mancanza di direzione naturale che è il solo movimento della letteratura

mi sto chiedendo da giorni perchè siamo diventati così deboli, a questa domanda non risponderanno certo le sillabe e nemmeno gli spazi bianchi spiegheranno le mancanze di coraggio, ma scrivere è comportarci e il dopo piano piano si allenta

impariamo a morire cercando i vestiti alle parole
i demoni sono diavoli più feroci
tutto il resto è segatura

si potrebbe vivere altrimenti, ma gia ci fanno male i piedi, la nostra faccia come il culo
le ginocchia scricchiolanti e questa bocca che non serve per salvarsi
che quindi serve a niente, perchè ho letto da qualche parte che anche a gennaio
si può parlare di estate, ma chi ha bocca maledice.

per un quarto d’ora siamo innnocenti quasi tutti, prima di capire che è troppo nascersi addosso
che è troppo questo ostinarsi a raccontare, la presunzione del cazzo che “dio si cerca con le dita”