Archivi per il mese di: luglio, 2013

E’ una parodia: lo era durante, lo è adesso che per certi versi gli si attribuisce una nostalgia da confraternità del campus.
Non ci sono debiti non saldati con Piervittorio, non li ha la narrazione, non li abbiamo noi che facciamo strofette e raccontini, non li facciamo così perchè lo abbiamo imparato da Camere Separate, li facciamo così perchè il Weekend Postmoderno ce lo siamo sciroppati tutto, sia che fossimo nel paesello emilanamente pecorone e godereccio o nella milano da bere piena di garofani .
Quando dico che non si sottrae Tondelli dagli anni 80 dico che non si può togliere i sottotitoli di un’epoca finchè questa di un’epoca ha almeno una parvenza, il resto è solo il fascino discreto del rimosso .

Gli anni del dilettantismo prolungato stanno facendo oggi le sue vittime e non hanno nemmeno il culo di essere illustri, chi ci ha dato da bere che scrivere nel diario i pensierini sui nostri ascolti e sulle 4 birre scroccate fosse far letteratura non ci ha portato necessariamente dentro i nostri pruriti e fastidi, ma ha solo amplificato quell’illusione che parlare il quotidiano somigliava ad esser Carver o il primo Cucchi del Disperso.

Ci sarebbe stata vita anche senza Piervittorio, avremmo rigettatto lo stesso tutti i nostri sbrodolamenti e tutti gli inquilini del nostro condominio, ci saremmo annoiati con tutti i nostri ii e li avremmo scarrozzati tra troppi gin tonic su una adriatica di bomboloni, non avremmo scritto ne meglio e ne peggio, forse avremmo solo imparato a tener da conto quello che avevamo appena passato, ma non ancora digerito.

Appartengo a quelli che hanno voluto un bene immenso al progetto under25 , ma questo crisma di romanzo unico, del maiale che non si butta via niente ha creato delle devastazioni gigantesche e ha mostrato i suoi limiti proprio nel fatto di generazionalizzare una scrittura senza avvalorarne il nomadismo, le scorrerie, le influenze di quell’arte che si stava facendo totale e in troppi non se ne sono accorti in tempo. Generazione in luogo di un mondo fu un errore, perchè non lasciammmo alla scrittura il tempo di percepire il mutamento, non le concedemmo il lato buio del farsi perchè ci sembrava che di buio se ne fosse attraversato abbastanza.
L’alba dell’ipertesto passò attraverso a una specie di democratizzazione forzata e questo a mio avviso penalizzo anche quel impatto emotivo che poteva essere la forza di un’espressione, impatto emotivo che risultò spesso composto da empatie forzate e incerte prolunghe di derive sentimentali pallosine .

segue prima o poi

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Credo che qualcuno dovrà rendersi conto  che siamo davanti a uno scenario con nuovi attori sociali, niente di non gia visto,ci mancherebbe ma probabilmente  dimenticato o fintamente rimosso.

La riattribuzione di parole e forme come collettivo e piazza sono non solo sintomatici, ma oltremodo indicativi del terreno che si sta sviluppando e germogliando intorno a insoddisfazioni e malesseri incontrollabili.  La sinistra da sempre tende a sottovalutare questo fenomeno probabilmente perché sentendosi sempre depositaria di un concetto rivoluzionario pretende di detenerne sempre anche le intenzioni. Un tessuto antagonista esistente, ma allo sbando ha semplicemente oggi trovato il suo one man show, perché ogni piazza necessita di chi la fomenti, ogni idea rivoluzionaria di chi la raduni e  ne favorisca l’innesco e ne aiuti la propulsione. Nessuna idea cammina senza gambe il fatto che queste non si trovassero non voleva dire che le idee non ci fossero ma che non potevano essere trasportate.

Proprio in questo trasporto risiede una delle differenze con i movimenti degli anni settanta,l’ immediatezza con cui creare oggi partecipazione è molto più alta, ma molto più alta è anche il rischio di infiltrazioni di elementi destabilizzanti la coerenza delle idee.  Il mondo si cambia iniziando a rappresentarsene un altro e partecipando alla costruzione

Un movimento, secondo una definizione consolidata è un sistema di azione prolungato per promuovere o ostacolare mutamenti sociali . secondo questa definizione, passate le feste gabbato lo santo, quindi una volta esaurita la spinta e accasati i suoi omini lo scenario diventa partecipe di logiche istituzionali e viene integrato nell’organismo che ha contrastato, non arrivando ad essere quindi attori del cambiamento.

Per evitare quanto sopra è necessario mantenere una caratteristica di discontinuità e di trasversalismo che molti persuasori dimostrano di conoscere bene: votiamo come ci pare solo se ci pare a mio avviso in questo sistema si rischia una dinamica strisciante che presta il fianco a un servilismo ancillare, si passa da fiancheggiatori e ci si dissocia dalla proposta concludendo la fase movimentista .

D’altro canto la radicalità di certi comportamenti estremizzanti finirebbero per sclerotizzare le posizioni e farle apparire in un aurea militante-perenne che produrrebbe una sequenza di repressione e astiosità che ne concluderebbero il consenso.

Penso che per non bloccare un rinnovamento sia doveroso accostarsi a una revisione storica  che sappia rielaborare una cultura come orizzonte sul quale fioriscono idee,una forza che si proponga come una storia del fare e dell’agire che sappia costruire una credibilità non con l’appoggio tecnologico incondizionato,ma con l’apporto di uomini disposti a crescere prima che a credere e a ricordare che movimento è ogni cosa ponga domande e rappresenti bisogni

“datemi mani per scavare pozzi”
Ogni valigia è una traccia lasciata da un corpo gia altrove ed è questo altrove che Lilliana insegue anche quando usa una simbologia forte come quella della vite che esulando dagli aspetti sacrali rappresenta sempre la cura, la dedizione
una poesia fisica e allo stesso tempo un verso che imprigiona così come imprigionano i legami che si percepiscono che arrivano prima delle parole, come se fossero le mani a traboccare di segni
Certe cose rimangono rotte al di là dello sforzo al di là dell’impegno e questo monito arriva dal verso di
un autrice che non fa mistero della propria partecipazione a una sorta di sociologia emotiva: “datemi mani per scavare pozzi” si legge in uno dei tanti componimenti ben confezionati ed è proprio in questo scavo che Liliana pone la sua ricerca, uno scavo di figure con la scaltrezza di chi sa che ognuna di essa parteciperà sempre al nostro dramma all’infinito
Personalmente ho sempre creduto a una poesia di slancio di spinta, in fondo credo che la vitalità della parola non possa mai eludere il corpo e ritrovo in molti passaggi di questo lavoro questa forma di pensiero che anche se a volte tenta di mettere degli anni a tacere sa sempre che deve lottare per poterci riuscire, ed è proprio la lotta che diventa quasi sostituta del desiderio e la poesia che cerca di esere un modo per passare o per pensare ad alta voce

nel sonno che non viene la pelle prende appunti
sposerei tutte le cose che ho fatto ad occhi chiusi
la finestra che da voce all’occasione di essere leggeri
molto prima che qualsiasi cielo ci chiamasse fuori

Ogni ascesi è la predisposizione a un transito che deriva da un rifiuto, ma non credere mi stanca, non c’è più grande stanchezza di quella dei tempi delle religiosità avvilite (ascetismo metropolitano della violenza sedata)
commenta l’accaduto che a me non mi risulta come fosse l’antefatto di un progetto letterario
che nessuno supponeva così gonfio di classici minori, ti ho sentito in queste ore continuare a sparare dalla porta principale, le giustificazioni importanti le voci diffuse
insegnali il mestiere, qualche male banale massimo impatto piccoli obbiettivi
e io ti interrompevo con la violenza politica come problema semantico e Alice
che da anni non partiva, ma garantiva le valigie i moventi puntuali le domeniche
di sole, c’era una famiglia che scappava non rispondeva al fuoco, ogni spalla un
disertore, insegnali il mestiere che mancan pochi metri se si infila dentro magari
lo perdiamo, ma del sesso degli angeli bisogna sempre disquisire anche al parco col bambino
chi lo conosceva bene diceva che era buono, la matricola limata come chi non ha il lavoro
ci ha rimesso del cemento ha cancellato una parola,insegnali il mestiere e non perderti domani,
conoscevo tuo padre il suo foro d’entrata assumeva l’impegno, mentre di fuori si aspettava la fiducia
i consigli per aderire al disegno da postazioni lontane
incitare la folla a perdere il posto, oscillare davanti al policlinico, accertarsi delle condizioni fare la spola per non lasciarti da sola, sei tutta sudata ti cambio la maglia, hai lo stesso colore della plastica dell’esselunga dici di star bene sei credibile come alemanno dopo un attentato, sei qualcosa di carta piegata di lato e io assomiglio agli altri famigliari, quelli che spingono ma che non li fanno passare; si sta tutti lì in una stanza che sembra quella della tombola, ci si sente solidali fosse solo per deglutire male, per stare a schiena dritta,per sfogliare il giornale, ma lei è un fratello o un lontano parente, sono solo qualcuno che non vuole aggiungere niente
solo i cretini come Dario fingono di essere grandi senza sapere di esserlo davvero
intanto digerisco a litigare con Francesco su cosa sarà e sulla bicicletta sul muro
che ho quasi paura che si perda nella versione dei Marlene di tutte le impresssioni
chissà se tutte le citazioni sono chiare solo un altro linguaggio per mandarti a cagare
sono così condiviso che se esco di casa ti mando un avviso faccio una foto che documenti l’uscita
tu lascia un commento per ricordare il momento
e pensare che avrei potuto se si scaricava l’allegato, ma ero stanco avevo fatto un altro gesto e mi era partito l’ipertesto
il mio è da un po’ di tempo che si chiama libero, ma potrei cambiare operatore a parità di servizi la tariffa migliore, scusami Fabrizio non è storia da impiegato, ma solo del nuovo precariato dove nessuno si è salvato nemmeno quei compagni che in tasca han messo i pugni quelli che Antonello immaginava in banca a far la spola tra una vita di merda e la pistola
e vero Fiorella che gli amanti sono favole ombre di persone vive gli amanti sono il solo presente che immagina di assaggiare un futuro