Archivi per il mese di: settembre, 2013

il poeta si fa interprete della decadenza solo incarnandola assumendola il rischio é che in questa assunzione si visualizzi e si proietti solo la propria dissoluzione il proprio disfacimento . La poesia rischia solo di far voce a una zavorra emotiva poesia è sempre sapere che è il futuro il tempo della concretezza il resto é spazio per la tempesta perfetta Cosa ê lo stile se non una appendice Dell intimità ? Queste cazzate di scriver per l urgenza queste menate che il testo sia sempre un emergenza . Sì é vero vorrei un uso politico della poesia perché ne auspico una lettura politica ê ora di finirla davvero con questa metodologia di approccio per pancie felici ,quella ê roba da Danone non letteratura. È allora eccolo qui lo stile, la peculiarità del riconoscimento,perché poesia é riconoscere forme di vita anche nei rari casi dove si incontrano gli alieni. Lo stile che non risiede necessariamente nella forzatura linguistica, nel confine sottile tra la decenza e la vergogna ma lo stile che ë riconoscere gli ingredienti distinguere il Findus – verso dalla primizia di stagione. Queste poetiche del bordino non garantiscono più nemmeno il sostentamento di un editoria da ortolani

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Perchè è il foglio il luogo della scrittura, lo spazio bianco che che ci inghiotte, il tempo delle attese, l’appallotolarsi della carta lanciata nel cestino
questo è il respiro della parola che non si dice nell’immediatezza, ma si compie nel segno
Esser soli con chiunque non è possibile, ma è questa la destinazione della rete, questa la strada sopra cui stiamo correndo. Una logica dove non mi identifico più, una logica di soggettività posticcie che non hanno più nulla di letterario , questo volere esistere per forza nell’era dell’interazione non conserva in sè più nulla che possa identificare con un sentire poetico. Sento solo l’inciampo di affettivià che non sedimentano perchè incapaci di averne la forza. Per problemi personali e per l’esigenza interiore di rivedere la mia vita in una sorta di silenzio, sono tornato a contemplare le parole che stanno nelle dita e a non vedervi nessun urgenza.
Credo e mi auguro di poter credere sempre che la scrittura tutta e la poesia in particolare possa nascere solo da un atteggiamento corporeo ed è per questo che deve esser sempre chiuso ciò di cui non si può far buon uso.
Tutti gli strumenti social diventano dei gulag quando vi riversiamo solitudini, si trasfomano in emoragie sentimentali e viene meno l’uso letterario che è l’unico che chi si occupa di ciò di cui mi occupo io dovrebbe salvaguardare, in casp contrario si contribuisce solo a un’inflazione che genera il più grande danno possibile che il fatto che la poesia no deve essere rintracciata ne reperita facilmente: deve essere conquistata per tornare a schiudersi.
Lettori attenti sanno perfettamente che in nessuno scritto c’è storia, ma solo biografia e non sono esenti queste righe dove vorrei solo dimostrare a me stesso che potrò essere stato ridicolo, ma che non mi sono arreso, dove vorrei ricordarmi più spesso che chi scrive scrive sempre