Archivi per il mese di: dicembre, 2013

La solubilità del tragico, siamo arrivati a un età che vivere ci deve assomigliare, non a tutto si rimedia ci sono cose che per averle bisogna arrendervisi con la verità che sta in ogni parola piegata alla lettura della resa, come pena accessoria per i vinti. Trovare la via per non fermarsi in gola, consumarmi di debolezza, di fame nascosta, il groviglio penoso di chiamarti parlando . Le nostre sono domande pesanti di corpi che si riconoscono per contagio in una lingua che non riesce a stemperare lo star male girando le spalle a un accaduto che non ha saputo assolvere. Perché scrivere non è mai un urgenza , ma la necessità di dare voce ad un ritorno per chi non ha mai viaggiato, ma ha conosciuto la distanza, per chi non ha mai creduto che esista un modo per tenere stretta la memoria e la ragione.

Annunci

Il risultato dei miei interrogativi più urgenti, l’impegno personale con il vero che mi cambia forma dalla mani, perché il vero scivola sempre, si impregna di fango, chiede aiuto:disturba. Il vero si sfalda, perché il vero è una difesa che viene travolta, il vero è resistenza troppo spesso vana; un infelice per strada che si aggroviglia , arranca , sbuffa in salita. Il vero è un burattino con uno straccio in mano, un bambino che stringe le viti del meccano

Credo sia possibile anzi, probabilmente è tornato doveroso occuparsi di poesia silenziosamente, facendo meno rumore, evitando metastasi di testo, evitando recensioni che hanno come unico scopo il far circolare il nome di chi le ha scritte e non la qualità o meno di un contenuto.

Tornare a interrogarsi sul futuro della poesia on line è tornarsi a chiedere quale futuro per la scrittura, è guardare se si ha ancora la volontà di domandarsi perchè il libro di poesia non ha più commerciabilità e non sia diventato invece altro che lo scambio di un formale biglietto da visita per addetti ai lavori. 370microdeitori negli ultimi 24mesi hanno prodotto un numero spropositato di progettti di editare i propri amici, come nei sistemi piramidali o nelle lugubri catene di sant Antonio

Una poesia che è diventata debordante non può far altro che chiedere ai versi di nascondersi, di zittirsi per elevarsi al di sopra di una cacofonia avvilente. Ogni campanile c’è un concorso, ogni fattarello un’antologia. Nessuna persona sana di mente potrebbe pensare oggi all’esistenza di una comunità poetica, ma nonostante tutto ritengo che siamo davanti a un dovere che ci si impone a tutti che è quello di scavare con onestà per fare emergere quel buono che c’è. Probabilmente dieci sono, stando larghi, i siti in rete che si occupano seriamente di poesie e per seriamente intendo con impegno che si abbia la forza di coordinarli, di ristrutturare ai loro interni gli apparati e gli strumenti critici di chi li compone , di farli lavorare in sinergia sui testi in uscita, per evitare le promozioni dei propri circolini o dei propri cortili. Mantenedo una serenità e una diversità di giudizio che garantisca una necessaria pluralità di pensiero si riabituino gli autori a far pervenire i testi alle redazioni, tutte quelle che aderiranno o che si identificheranno in una piattaforma da stabilire attraverso uno o più incontri in giro per l’italia. che gli stessi siti si facciano promotori di circolazione della parola che se si deve fare rete la si faccia nei fatti, non negli articoli che ostentano competenze necessarie ma non contribuiscono ad altro che a un esondanza di testo. Fare rete non è mettere il proprio evento su fb o su tw, fare rete è costruire insieme occasioni di ascolto, l’attuale agire non fa altro che sottrarre le uniche potenzialità attive di un mezzo ormai logoro e saturo per tutto quello che riguarda il discorso poetico.

breve estensione a quanto scritto ieri

ri approffito per risalutare tutti quanti mi hanno seguito sin qui e augurare di nuovo buone feste

Credo la si debba smettere con questo confondere scrittura con ricerca del consenso, con questo fraintendimento di far letteratura per cuori solitari.

Ho scritto da qualche parte che se scrivere è la fatica dell’urgenza leggere dovrebbe essere quella del trovare o come in questa bulimia di testo quella di scavare e raccattare.Ho 51 anni vendevo poesie sugli autobus e le leggevo ai giardini, adesso vendo qualche copia e molte le regalo. In fondo ho sempre chiuso quello di cui non ho saputo far buon uso.C’è un ribaltamento che non condivido nel termine di far coincidere socialità e scrittura, francamente credo che scrivere coincida con oralità e postura. Non me ne frega niente degli stellinamenti e dei mi piace, dei gruppi e delle cerchie, mi interessa una forma di interazione letteraria che con questi mezzi non è applicabile, negarlo è raccontarsi patacche. Io credo ancora nei libri spediti e non negli inviati in pdf di cui anch’io mi sono vergognato, credo nei dibattiti a vista, nella sfida intellettuale che fa odore, credo nella parola che si debba far fatica per cercare. Credo ai lettori che si costruiscono in un altro modo ai testi che camminano da soli e se questa è una visione romantica della letteratura francamente non me ne frega niente, non sposta nessun equilibrio. Nessun editoria si potrebbe permettere un lettore intelligente, forse semplicemente non ho più voglia di contribuire ad alimentare questo gioco al massacro anche perchè facendo il libraio e non solo lo scrittore pago gia compromessi quotidiani con le mie vetrine. Credo o almeno questa è l’idea iniziale di mantenere lettereanessuno aperto nella vecchia funzione diaristica del blog, ma sganciato da qualunque altro aggregatore. Ringrazio chi mi ha seguito fin qui all’interno di questi mezzi

un caro saluto e buone feste

Ma siamo così sicuri che questo minimalismo ci faccia uscire dal pantano? Non raccontiamoci patacche, il punto vero di rottura è l’incapacità temporale che necessiterebbe di un risanamento immediato che si scontra con un procedimento di cambiamento che richiederebbe due generazioni. Il quarantennismo al potere mi fa ridere è la malattia curata col veleno, senza i dosaggi omeopatici, pretenderemmo di essere sanati dalla stessa generazione di rete4 e italia1. L’incapacità di cambiare la lingua del rinnovamento è l’unica possibilità che ha questa gente che non ha mai visto un cambiamento, questo è il vintage della politica, i giubbottini alla fonzie di renziana memoria rendono il quadro perfetto. Siamo il pensiero che ci ha generati, di forconi e forcaioli di chi le guerre non le ha perdute abbastanza, siamo il pensiero dei guerrieri di saturnino, ma non quello dei perdenti radicali. Il quarantennismo è sospeso tra la cultura delle ricette e i materassi con le molle, cerca gli ingredienti che non trova oppure rimbalza. Questa generazione che acquieta la coscienza tra telethon e le pigotte adottate, invoca soluzioni che non può dare, e ascoltarli bene nessuno si schiera e tutti si rifugiano, chi crede di eliminare i rottami pulisce solo il cortile. Il cinismo del cambiamento è il peggior augurio per il futuro è chiedersi tutti i giorni perchè non accade più niente, ma aver dimenticato la storia

a seconda delle posizioni assunte

sei solo le parole che si alzano al mattino

sulla punta di matita che tenevo in mano

mentre penso che col giorno ti farai più chiara

quando mi promettevi seriamente il mondo io contavo e tu eri ancora lì con le stelle al soffitto abbiamo solo affrettato la fine del corpo e i nostri ingredienti migliori ancora chiusi in dispensa insieme alla rinunce alle domande feroci 
Lo sai soltanto adesso che ogni treno é una sorpresa adesso che ci si accontenta di una faccia gentile adesso che si contano le vittime collaterali come fossero domeniche irripetibili e corte 
Dove arrivavi stanca di parole da aggiustare 
A scoprire che non siamo poi così diversi da come amiamo pensarci

ogni attesa è farsi corpo dello sguardo

barlume di sporgenza assenza che ci scruta

parola che disturba in un niente che è arrivato

dove ogni no è una frontiera di bellezza

parente stretta di una memoria tragica

e restiamo nel gesto abbozzato di un soccorso

imparati dal nome a vapore scritto sui vetri

L’esperienza è altrove rispetto al soggetto Il vuoto dell’esperienza sta nelle cose che non mi vengono più incontro nel linguaggio. Si é prodotta un’incapacità di andare incontro allo splendore, non comprendiamo più che questo comunicare ha svilito la parola l’ ha privata di comunione e di conseguenza di erotismo, carattere fondamentale di una parola incapace di farsi corpo 

L’agire strumentale del linguaggio ha reso la relazione inabitabile perché ha costretto la scrittura ad attingere a ciò che vorrebbe distruggere. “Il grado zero” è la parola che ha sapore é scrittura dalla febbre perfetta io in giro vedo solo diari taccuini di appunti e qualche risentimento

Questa storia di banca di Milano che imbianca

pagherete caro pagherete tutto pagherete un cazzo

troppe valigie per uno scoppio solo

miccia corta giù la testa coglione

se nessuno voleva i morti erano loro a volere noi

tutti privi di argomenti sessanta volte assolti

———————————————————————–

I ragazzi dal coro :presidente a fan culo

c’è rimasto del sangue tra la testa e la schiena

Pierpaolo sa i nomi ma senza gli indizi

le colpe le talpe il golpe e son cazzi

il cancello la casa lo sciopero i quadri

pensare al futuro è pensarlo da ladri

——————————————————-

 

da in tempi ormai vicini cfr edizioni