Non esiste movimento che non sia sorretto, fiancheggiato da una cultura, se all’interno di una cultura non ne scaturisce la sua genesi che si profonda in atteggiamenti.

Non esiste nemmeno un antipolitica se non è in grado di ipostatizzare una post politica.

Ogni movimento per essere tale porta con sè la forza trascinante della musica,l’insurrezione esondante della parola, attraverso questi mezzi fonda e riforma modelli e stili.

Ogni movimento porta in sè la dirompenza di una forza creativa, ma lo fa insediando un’energia di lotta non indotta, un energia che non aspira alla rivolta, perchè la rivolta è gia accaduta come mutamento.

Questi non sono movimenti ma Casaleggismi di vecchi e arruffati capelloni e Grillismi da marketing di piumini e alla fine della fiera il vero alto tradimento è guardare con simpatia alle generazioni che ci sfuggono di mano.

We blew it: abbiamo perso un’occasione si diceva alla fine di easy rider, ma qui non è così perchè l’occasione non si è saputo costruirla.

L’opportunità non è stata colta molto semplicemente non si è manifestata.

Ogni movimento ha una rivoluzione che lo viene a salvare e sta qui in questa frase tutta l’incapacità delle “pietre” che non sappiamo più tirare.

Ogni movimento ha qualche libro sul comodino, qualche ascolto frequente e altre modalità d’uso qui si sente troppa Italia uno, troppo xfactor e vasellina pronta all’uso.

Ogni movimento abbatte porte e muri, ridefinisce con i gesti una territorialità del sacro, ha un germe dentro che si chiama indispensabilità, un germe che si muove all’unisono con qualcosa che attiene alla visione ampia e si chiama prospettiva.

Ogni movimento non vagheggia un jazzismo elementare delle modeste improvvisazioni, ma cerca e aspira a chi ha un orecchio in espansione.

Annunci