Archivi per il mese di: maggio, 2014

Ore sette e quarant8

Caterina aveva tempo, ma molto era perduto, incontrò un quadro di Jackson che gli sembrava indulgente, come suo padre che lavava il mondo dallo sporco o lo ammucchiava ai lati, come foglie cadute di un autunno di sei metri. Si veste distratta con una bellezza scampata a un altro indirizzo, a un nuovo trasloco. Indossa fatiche a rete a cui dovrà mentire.

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Ore cinque e cinquanta 7

Lo sciancato è mussulmano o solo si
convince, ma adesso è quasi l’ora e lui sta ancora di traverso, pensa che il profeta in fondo è solo un verso. Poi lì ci arrivan tutti coi rosari o con i canti è la storia che li spinge i veloci e quelli lenti. Una storia d’acqua dove non sbatteva i piedi e un orizzonte di promesse, di terra che non vedi prevedibile come un rimprovero, ingombrante come un desiderio.

Ore tre e zero 9

Caterina non vede neanche un film dice: risparmio sui finali. La vita è così lunga che basta poco ad accorciarla, forse soltanto usare i nomi di un’altra o un blu doloroso come quello di Klaine, forse basta sapere che quando una donna va in pezzi fioriscono i falsi

Lo sciancato ha una postura che non riesco a indovinare, cerca gli invisibili tra i vetri, ha una lama che non usa.
Caterina frequenta soltanto quello che inventa, abita da fuori sede il cielo dei buchi e delle lettere. Cuce per l’inverno,dorme poco per non fare brutti sogni, le parole le immagina corte al di là delle mie che escono morte.

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Diminuendo senza sminuire

E’ questo percepirsi orfani che ci fa desiderare un padre. Orfani delle tradizioni che generano idee e ancor peggio orfani delle storie, dei racconti da elaborare al futuro che altro non è se non il dramma di essere orfani delle utopie.

Questa non è solo una spinta a destra o la cazzata di chi auspica la svolta autoritaria; questo non è il piano Solo o la strategia della tensione. Questo è il pensiero dello sfilacciamento, il senso del perduto, l’illusione pericolossa del restauro. Questa non è la millntata deriva populistica, ma è l’assenza dei consigli, l’esigenza innata della rassicurazione, la deriva simbolica di chi non sa più chiamare nulla col suo nome.

Noi abbiamo vestito il padre da fratellino buono, la Francia ha cucito un abito da mammina decisa e altri hanno riportato in auge i ragazzi grandi a cui mendicare protezione. Ma questo non è altro che distanza: “distante un padre” come diceva Milo. Distante perchè scomparso da generazioni, frammentato in centinaia di ruoli sporchi ha finito per creare un vuoto, dove non gli bastava più nemmeno essere nemico solo per essere abbatuto.

Non c’è sogno peggiore che voler ricostruire con architetti malandati, non c’è tragedia più grande che andare senza essere accompagnati.I voti creano illusioni, ma sopratutto fabbricano bisogni attraverso l’unico diritto che ci permette di tracciarli.

E cosa farai quando avrò finito di leccare le pareti come scrivessi con la lingua, o di fare come Giorgio di ogni bottiglia un mistero? Lo sciancato é all’
Imperfetto che é il tempo delle favole, Caterina è nella vasca rannicchiata come un feto, tiene insieme come un libro tutto l’autunno dell’anima, si protegge con le braccia rosicchiate come tarli, batte il tempo sullo smalto con le nocche spellate dai morsi rabbiosi, dalle porte bussate

A quale tormento sei vicina, adesso che sono più le parole che cancelli. Come Vincent che piegava gli alberi con 4 colpi di pennello e rifaceva tutto giallo. Caterina è provvisoria, sbadata come le decisioni immature che annota nel suo diario, tra pagine di febbre e troppe madri per pessime idee

Lo sciancato insegue sbagli che sa per certo, a volte lo sento immaginare onde che non ha e sponde che non ha voluto, tanto alla fine è lo stesso il risultato. Come chi fiuta il gas che muore respirando come i vivi lui rischia una morte ogni stagione, scorda una sorella a grammo, ripiega la stagnola e si assottiglia per confondersi d’ ombra.

Si guarda in uno specchio che gli da il doppio dei suoi anni. E chissà chi è passato che noi non sappiamo o chi abbiamo attraversato in compagnia di chi non eravamo. Caterina è dentro i fogli,ma in certe righe non ci sta deborda qualche volta non ha parole per smagrirsi, ma di notte le lettere non contano e soltanto le guerre durano per sempre. Caterina stacca un quadro lo riappende alla rovescia, esce sulle sue gambe da ogni nulla in cui entra