Ho chiuso un giovedì con 7 euro e 50 e tu mi gocciolavi tra le gambe per ricordarmi il niente, eravamo distratti come rospi, verdolini per qualche malattia e lettere a Theo alla pagina sbagliata.
Si doveva fare un reso e così avremmo smesso di tremare” non gettate oggetti dai finestrini” è cosi poco per scrivere romanzi.
Vorrei stare di traverso sopra un cemento qualsiasi a gridare occupato e scriverti: vieni sul retro sgualcito di una manica lunga.
Adesso che abbiamo solo stivali più vecchi di un quarto d’ora, rimaniamo in bagno tra il vapore e i capelli perduti, nei mezzo busto graffiati come mappe per trovarsi. C’è il tuo odore che annulla quest’alibi di ferro in cui mi sono nascosto per sembrare imperfetto… e questo Dio dai sogni ingiusti che ci replica a monologhi infettandoci scompone la nostra fine, nei pomeriggi dove ci è solo sembrato di trovare parole per non morire di fretta.
Ed ora che ho 27 ore di distanza dalla tua lingua ti indosso a rovescio e ti porterò fiori migliori di questi per scordare i cani e le domeniche e tutti gli anni che cominciano a volare.
Noi assomigliamo a un palazzo ci accontentiamo dei muri capovolti sul finale , con i nostri istanti da balcone e gli umori da stuoino. Congratulazioni a chi ci sta di fronte e qualche s’ da basso a passi svelti per l’uscita.
Sì di corsa, perchè ogni qualcosa ha i suoi difetti, noi battiamo i denti solo per assistere a tutto quello che nei treni si spegne.
Abbiamo un sospeso di avverbi, ma per girarsi di spalle servono le virgole e gli adagio di ogni partitura. E sono così difficili le stanze di Aprile coi versi dispari e i rumori d’occasione, si coprono le parole già stanche del viaggio e noi tra le dita ci si ripara alla meglio.Ricordati di guardare all’angolo corto di ogni incontro, quello dove ancora non servono i cassetti, dove ci si stiva per metà, dove tutto è tiepido per sempre e ogni squillo un motivo per saperti felice.
Non è sai come sbrigarsi a vivere, solo questo essere ingenui passa in un secondo, malfermi di purtroppo, tutti presi a rotolare…ed io che conservo ancora un dicembre assoluto ti prevedo per poterti rivedere, frase corta in anteprima.
In tutto le volte che ci siamo addormentati senza scriverci sul corpo, ne mangiarci addosso come orizzonti mobili nell’approdo di ogni desiderio, sulle radici dove si colma la storia di questo tempo quieto.
ed io ho ancora fame quando ti si chiude la voce, è questo di te l’ultimo cielo che vedo, scintilla di ogni diversamente, oggi non si corre si muore più morbidi.

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