Archivi per la categoria: bocù antiquariato



dimmi se personaggi o strumenti dimmi la differenza? è questa la primavera che aspettavamo da anni?
tu, mario, giovanni accomunati dal numero di un anno
“non sai che città che primavera ti preparo”, ma so del supplizio di essere parola, di questa lunga processione di riepiloghi
a volte mi domando come sarà stato vedere l’alba di una repubblica, vedere le città crescerle attorno
credo sia proprio qui che la relazione si fa strumento, diventa utensile che plasma la materia
adesso ci si uccide ai piani alti, le fabbriche hanno spento le sirene e i telefoni hanno campo
si resiste a un altro fronte e tanti altri son mancati e altri ancora i muti
guardo il tempo delle tue linee di pensiero questo tempo che non basta per affidarsi ai versi
e da via scarlatti alla spiaggia si vede lo stesso mare sporco che scivolava dalle parole
eppure vittorio io lì davanti ci tremo, ci tremo perchè non posso imparare, perchè chi ha il campionario vasto
ha gli strumenti stretti, perchè dalle porte larghe non si riesce a passare ci si sente solo inghiottire



gli strumenti umani ed Einaudi 1965 Vittorio Sereni

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se Milo avesse rifatto somiglianze ogni 14 anni saremmo stati pure benino dal 76 al 90 sarebbe toccato al 2004, ma l’abbiamo saltato sacrificato a immagine di un dio diverso


come sarebbero state tutte quelle virgolette e quei silenzi, quella Milano dei cortili che in qualche modo è rispuntata fuori nei libri successivi, ma sapeva di escort, di pirelloni, di portafogli  e predellini


“basta scendere dal letto per sentirsi migranti”


ma è diverso il novembre attorno ha un’acqua se possibile più scura, ha parole insufficienti per suggerirci il dramma


a cosa somigliamo adesso Milo, adesso che non serve uscire allo scoperto, adesso che se ci si ritrae si allarga di più il deserto


“ma quale plagio se poi io credo a qualcosa sarà vero anche per te”


e dimmi da questa come usciamo che sembriam tutti figlioletti
che per non tornare a casa troppo presto si son messi a raccontare che c’era qualche altra consonante che si poteva dire




somiglianze ed riveduta 90 Milo De Angelis



Attilio è vero che c’è un po’ di Proust, il tempo lungo dell’estate che un po’ col titolo fa a pugni
poi vai a leggere dentro bene e l’estate è solo un posto di vacanza un ricordo inoltrato di qualcosa che finisce
“era un giorno bellissimo e gli stavo vicino”c’è odore di minestra tirata su col mestolo, di Parma, di destra e di bambini fuori presto.
Per metà del viaggio sono impressioni di settembre, ma quelle dei Marlene “coi monti che si attardano” e tutti i vivi a premere
mi chiedevo se c’è una via d’uscita o è tutto solo campagna e provincia con i mesi dentro, solo ritorno e vocazione, rivincita improvvisa di foglie e di fontane
viaggio d’inverno garzanti 1971 Attilio Bertolucci