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nel riassunto dei nostri luoghi chiusi

nel riassunto dei nostri luoghi chiusi

 

vorrei combattere da dentro ma questo dentro è troppo grande

come se la vita fosse solo per i soci

o fosse solo l’imperfetto il verbo delle cause

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Immagine 003

è finita la letteratura delle minime cose a cui attribuire un’importanza incalcolabile

non camminiamo più sul confine tra quel che rimpiangiamo e quel che si disprezza

il carattere della scrittura deve essere privo di pose adolescenziali deve promettere pioggia

e io di questa montagna ho avuto paura, io che non amo salire, ma che così tante volte ho dovuto scendere
ho avuto paura che vedere un orizzonte frastagliato fosse immaginarlo limitato, ho avuto paura che vivere racchiuso
somigliasse troppo a viver da recluso
in ogni cultura c’è un monte dove risiedono gli dei, uno spazio sacro che si deve conquistare
il luogo comune dice che di sotto si va solo quando sopra si sta male
ma per chi ogni cosa che fa è dominata dalla paura la scimmia è solo la risposta di una coscienza scura
dalla luce si è colpiti come dai nomi disgustosi come dagli occhi dei feriti
il compito dell’arte è non capire mai se siamo ridicoli o se ci siamo arresi
la mia montagna è una montagna immaginaria,il luogo della quiete
la mia montagna è diventata un deserto dove spesso ho sete
 
 
qualcosa qui scompare e riappare il limite che è impossibile trasgredire
tuttavia sempre varcato e sempre insormontabile, la semplicità condivisa
di eros e thanatos, morte e desiderio infine alla nostra portata
tuttavia benchè aperto a tutti i lati alla natura, questo luogo è strettamente delimitato
chiuso, sacro nel senso antico, separato, vuoto delle cose della nostra società, parole di libri che non si scrivono
e anche le notti appartengono a passioni estinte di presenze che non sostengono presenze
ma distruggere non è che un brusio, è solo vita che antepone se stessa alle ragioni per vivere
qui fa silenzio da tutte le parti e ogni evento è duplicato dalla sua mancanza
 
eppure siamo presenti anche con i nostri passi indietro con i nostri segni che non salvano ma talvolta sognano
mi piacerebbe pensare che se gridiamo anche qui qualcuno si sveglia,altrimenti è solo il freddo
il legno strofinato per sperare nella fiamma, il braccio tuo scoperto di poco ripiegato.

intervento per festival montagna malèottobre 2013

Crediamo nella paura di coincidere con la nostra pelle e nel disseminare suoni in ogni direzione.
Crediamo che nulla sia Sacro, soprattutto i nostri Gesti.

…è molto semplice definire cosa dovrebbe essere un circolo letterario, null’altro che uno spazio condiviso per occuparsi di letteratura, un cantiere, un laboratorio di confronto sulle idee. Ed è proprio in questo spirito che abbiamo deciso di allargare il nostro spazio:civico7uno, aprendolo a chi ha voglia di venire a raccontarci qualcosa, a presentare libri, a discutere di arte a proporre iniziative.
Il trentino e le comunità montane vivono apparentemente una realtà chiusa, noi non facciamo nessuna impresa donchisciottesca ,non attacchiamo mulini a vento, apriamo solo le porte di quello che fino ad oggi è stato il nostro studio di pittura, abbiamo un posto grandino, abbiamo qualche sedia, qualche cosetta da dire, ci piace pensare di poter parlare di poesia insieme ai nostri quadri, di riuscire a fare qualche cosa insieme alla nostra polvere

civico7uno via trento 71 Malè Tn