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Che poi a me viene in mente il titolo della prima antologica di Porta”quanto ho da dirvi”, io non lo so Matteo quanto, ma cosa hai da dirmi, perchè vedi per me politica non è mai stato scendere o salire, ma delimitare il campo per stabilre la distinzione delle idee, le magliette e i suoi colori, idee e colori come coadivuante e memoria del fare.
La tua generazione paga ancora la sindrome di Fabio Volo, l’ovvietà del nulla, la politica da disegnare che tormenta soltanto questo scriver male.
La vera politica è solo muovere, superare la tua Matteo è la politica dei desideri in anticipo, il ritorno alla politica degli eventi fatti di un soggettivismo lacerato,
la politica degli errori felici. La politica non è rompere una mercificazione, ma sollecitare un nuovo linguaggio di ridistribuzione, favorire una parola dell’attraversamento
Questa che vedo è la politica del pupone, quella che passa dall’inesperienza arrabbiata a quella travestita, dal veltroniano we can a un nuovo lungo interminabile week end.
Politica Matteo è caricarsi sulle spalle la rivolta mica visitarla con il camper, politica Matteo è dire basta all’atrocità delle offese in modo chiaro e netto, perchè come diceva Giudici:preferisco i traditori che i fedeli a metà.
Sai come sento il futuro di questa tua tiepida sinistra, lo sento al perimetro del campo, senza la cultura dello sguardo ( che guarda caso è quella del libero), priva di immanenza e incapace di trascendenza, come chi sceglie il piccolo perchè il grande non lo riempie. Sai come sento il futuro di questa tua umida sinistra, come il prolungamento di una disaffezione che non si è ancora saputa interrogare sulla crudeltà che sprigiona e chi oggi in politica salta questo passaggio si destina all’inautentico è gia poltrona per default.
L’unica politica Matteo è azzerare un mondo falso senza l’arroganza, far sì che le persone non siano figure di un percorso, ma viaggiatori verso una terapia sociale come unica utopia sostenibile.
Si rivoterà prima o poi e io starò a indecidermi un altro po’ con la vigliaccheria di non aver contribuito, ma con la consapevolezza che la politica delle agende è carta ruvida per pulirsi il culo

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C’è un movimento interiore diverso,  qualcosa che ancora mi sfugge, ma è cambiato il modo di ragionare di vedere le cose
cerco il concetto che la situazione che rappresento esprime o sottende, ma subito dopo me ne frego e la lascio andare, uscire
non so dirvi è strano, anche se lo accosto alla scrittura rimane strano comunque
anche l’uso del dripping è diventato diverso si è spezzata la casualità e l’effetto estetico, come se fosse diventato più strumentale

ho credo, abbastanza esperienza per sapere che non esiste la letteratura pura, ma mentre un po’ di tempo fa rintracciavo le mie frequentazioni
oggi assemblo e credo sia da qui che il materico ha un senso

mi chiedo se anche dipingendo non desideriamo in realtà altro che scomparire o se come in poesia farlo dovrebbe essere un atto doveroso
da bar sport da infiammarsi parlando di donne e poi tornare a sorridere piano

diceva zanzotto la letteratura è scrittura con gli amici lontani e discussione con quelli vicini
e che bellezza questa nebbia che si dirada
quella piccola bandiera alla quale dovrebbe legarsi il nostro me ne frego diventa un buco nel vento

chissa forse il chiodo fisso è essere nati per scappare

vorrei ci fosse qualcosa ad aspettarci vivi, come se tutto in fondo dovesse tornare ad esser solo orale
qualcuno da potere ancora mandare a cagare

la nostra vera paraculagine è stata trasformare la ribellione in un bilico di moto interiore
questa logica del cazzo di farsi male e uscire sempra senza