Archivi per la categoria: crisi letterarie

Non so come fare a spiegarti o a spiegarmi che la scrittura non mi interessa più che presto attenzione solo al non verbale che non necessariamente è il silenzio, ma l’atteggiamento, la postura , il paesaggio, la relazione con le cose, con l’ostinazione della cura per oggetti inanimati

La comunicazione pubblica è talmente corrotta da aver generato la più spaventosa crisi della verità mai vissuta dall’uomo, il totale crollo dei “regimi” delle nostre parole ci rende impotenti ai significati alle attribuzioni di senso

Attraversiamo il linguaggio lasciando mentire la narrazione, il grande male di una letteratura senza simboli, dove il lessico non si riduce, si tradisce. Quando la comunicazione delega la responsabilità a chi ascolta non è diventata parola morta, ma inutile menzogna per costruire un ordine di parte.

 

Non  esistono più le generazioni attese, perché la morte delle aspettative ha prodotto mutazioni devastanti, prima fra tutti l ‘incapacità umana di dirsi al futuro. Essere oltre l’emergenza è essere oltre l’identità, perché nessuno sente più l’esigenza di nominare, ma solo quella di smascherare

La crisi della rappresentanza non è altro che la crisi della rappresentazione ignorare questo significa condannarci a un linguaggio che non saprà mai più definire la verità per aver perduto la capacità di cercarla.

 

Non comprendere più se è più alta la minaccia della lingua o del silenzio ha fatto sì che si sfilacciasse la trama del mondo che per non poter essere ne detto, ne pensato ha potuto solo moltiplicarsi in un infinito incontrollato, in una corsa selvaggia di una diligenza impazzita.

Non si nasce più nelle parole di un immaginario libero, ma in un linguaggio depotenziato dalle proprie menzogne, nella narrazione di una tragedia che non percepiamo mai nostra, ma che ci sbattono sul gradino di casa.

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La solubilità del tragico, siamo arrivati a un età che vivere ci deve assomigliare, non a tutto si rimedia ci sono cose che per averle bisogna arrendervisi con la verità che sta in ogni parola piegata alla lettura della resa, come pena accessoria per i vinti. Trovare la via per non fermarsi in gola, consumarmi di debolezza, di fame nascosta, il groviglio penoso di chiamarti parlando . Le nostre sono domande pesanti di corpi che si riconoscono per contagio in una lingua che non riesce a stemperare lo star male girando le spalle a un accaduto che non ha saputo assolvere. Perché scrivere non è mai un urgenza , ma la necessità di dare voce ad un ritorno per chi non ha mai viaggiato, ma ha conosciuto la distanza, per chi non ha mai creduto che esista un modo per tenere stretta la memoria e la ragione.

Credo sia possibile anzi, probabilmente è tornato doveroso occuparsi di poesia silenziosamente, facendo meno rumore, evitando metastasi di testo, evitando recensioni che hanno come unico scopo il far circolare il nome di chi le ha scritte e non la qualità o meno di un contenuto.

Tornare a interrogarsi sul futuro della poesia on line è tornarsi a chiedere quale futuro per la scrittura, è guardare se si ha ancora la volontà di domandarsi perchè il libro di poesia non ha più commerciabilità e non sia diventato invece altro che lo scambio di un formale biglietto da visita per addetti ai lavori. 370microdeitori negli ultimi 24mesi hanno prodotto un numero spropositato di progettti di editare i propri amici, come nei sistemi piramidali o nelle lugubri catene di sant Antonio

Una poesia che è diventata debordante non può far altro che chiedere ai versi di nascondersi, di zittirsi per elevarsi al di sopra di una cacofonia avvilente. Ogni campanile c’è un concorso, ogni fattarello un’antologia. Nessuna persona sana di mente potrebbe pensare oggi all’esistenza di una comunità poetica, ma nonostante tutto ritengo che siamo davanti a un dovere che ci si impone a tutti che è quello di scavare con onestà per fare emergere quel buono che c’è. Probabilmente dieci sono, stando larghi, i siti in rete che si occupano seriamente di poesie e per seriamente intendo con impegno che si abbia la forza di coordinarli, di ristrutturare ai loro interni gli apparati e gli strumenti critici di chi li compone , di farli lavorare in sinergia sui testi in uscita, per evitare le promozioni dei propri circolini o dei propri cortili. Mantenedo una serenità e una diversità di giudizio che garantisca una necessaria pluralità di pensiero si riabituino gli autori a far pervenire i testi alle redazioni, tutte quelle che aderiranno o che si identificheranno in una piattaforma da stabilire attraverso uno o più incontri in giro per l’italia. che gli stessi siti si facciano promotori di circolazione della parola che se si deve fare rete la si faccia nei fatti, non negli articoli che ostentano competenze necessarie ma non contribuiscono ad altro che a un esondanza di testo. Fare rete non è mettere il proprio evento su fb o su tw, fare rete è costruire insieme occasioni di ascolto, l’attuale agire non fa altro che sottrarre le uniche potenzialità attive di un mezzo ormai logoro e saturo per tutto quello che riguarda il discorso poetico.

breve estensione a quanto scritto ieri

ri approffito per risalutare tutti quanti mi hanno seguito sin qui e augurare di nuovo buone feste

Credo la si debba smettere con questo confondere scrittura con ricerca del consenso, con questo fraintendimento di far letteratura per cuori solitari.

Ho scritto da qualche parte che se scrivere è la fatica dell’urgenza leggere dovrebbe essere quella del trovare o come in questa bulimia di testo quella di scavare e raccattare.Ho 51 anni vendevo poesie sugli autobus e le leggevo ai giardini, adesso vendo qualche copia e molte le regalo. In fondo ho sempre chiuso quello di cui non ho saputo far buon uso.C’è un ribaltamento che non condivido nel termine di far coincidere socialità e scrittura, francamente credo che scrivere coincida con oralità e postura. Non me ne frega niente degli stellinamenti e dei mi piace, dei gruppi e delle cerchie, mi interessa una forma di interazione letteraria che con questi mezzi non è applicabile, negarlo è raccontarsi patacche. Io credo ancora nei libri spediti e non negli inviati in pdf di cui anch’io mi sono vergognato, credo nei dibattiti a vista, nella sfida intellettuale che fa odore, credo nella parola che si debba far fatica per cercare. Credo ai lettori che si costruiscono in un altro modo ai testi che camminano da soli e se questa è una visione romantica della letteratura francamente non me ne frega niente, non sposta nessun equilibrio. Nessun editoria si potrebbe permettere un lettore intelligente, forse semplicemente non ho più voglia di contribuire ad alimentare questo gioco al massacro anche perchè facendo il libraio e non solo lo scrittore pago gia compromessi quotidiani con le mie vetrine. Credo o almeno questa è l’idea iniziale di mantenere lettereanessuno aperto nella vecchia funzione diaristica del blog, ma sganciato da qualunque altro aggregatore. Ringrazio chi mi ha seguito fin qui all’interno di questi mezzi

un caro saluto e buone feste

La poesia é colta da una frenesia di democrazia partecipativa,
da un populismo corporativo che ne restringe gli orizzonti, é colta
dall’impegno dei mediocri, dall’ostinazione di essere carne.
Scrittura non ê descrizione del mondo circostante, per potersi indignare
bisognerebbe essere degni di quel che si professa, la poesia deve prendersi
la responsabilità dello smascheramento dell’ imbroglio deve tornare ad
arrogarsi il diritto di indicare dove risiede la menzogna. Si potrà dire
non è questo il compito della parola poetica: balle, perché compito della
poesia è lo svelamento emotivo è l attribuzione del sentimento di rivolta,
perché forse ci siamo rotti le palle di quest’ ansia della soglia di
questi intravvedere da paraculi che è sempre un vedere di spalle, perché
forse ci siamo stancati di una contemporaneità per convenzione, stancati
delle zone temperate che non contengono i nomi, stancati di non vedere più
il confine tra quel che si rimpiange e quel che si disprezza. Poesia é
essere contro i propri tempi per immaginare un futuro non per sentirsi
inattuali per forza. Poesia è saper scrivere la parola fine se l’unica
risorsa è adeguarsi a una parola che non sia più antagonista, poesia é
agitazione dell’ alternativa ed essere poeta é riabituarsi a essere
persona non grata

le primarie non sono un esercizio di democrazia ma la politica del tifoso, in questi mesi mi sono sentito diversamente Montaliano, sgarbatamente Ungarettiano, un filo troppo Serenista, ma sarà l’anniversario e fortemente schierato coi Raboniani, ho da anni la fobia di Giudici, ma credo c’entri poco con la riforma della giustizia anch’io leggiucchio Severino, ma penso che faccia il filosofo…a “onore del vero”più “Primizie nel deserto” che primarie a cielo aperto…

abrazos

di questa poesia che non ha capito che il timore della vita ha sostituito la paura della morte non sappiamo più cosa farne, qual’è il senso della scrittura in un mondo che si percepisce come una perenne connessione sociale, qual’è il futuro della parola in un avvenire che non si concede più il tempo di essere atteso, la parola desiderante è quella che incarna i bisogni non quella che crogiolandosi nell’esposizione dell’individualità sottrae l’oggetto al proprio dire

 

è questa obesità che non può più essere scrittura, le parole hanno un corpo troppo pieno hanno ingurgitato tutto smodatamente, hanno perso il suo carattere fatale, lo dimostra il fatto che nessun scritto oggi sopravvive

mi ricordo la poesia che per me restava chiusa in un corpo silenzioso e poi si dispiegava in tante bocche dopo tutto quello spazio bianco, quella poesia che era quasi un atto di rinuncia così che la rinuncia diventava sovversiva

vi leggo nel tentativo di trasformare il senso di colpa in maniera impercettibile, ma non c’è quasi nulla che mi arrivi nelle tempie oppure in gola, vi sento attraversare le parole come il niente da dire  e dire che ce ne sarebbe ancora di assegni a vuoto e di sonni ammaccati

 

 

perchè di nuovo lettere

non c’è un motivo nella riapertura di lettere a nessuno e nella chiusura della stanza delle poche righe, se volessimo sorriderne si potrebbe solo dire che tra poche e nessune il passo è breve

nessuna forma di socialità da rete mi ha mai coinvolto, non credo sia il mezzo per parlare di nulla tanto meno di poesia e di letteratura, è però un covo di solitudini in cui ogni forma di letteratura si ritova

lettere non ha obbiettivi se non sfogare la mania diaristica che alberga in ognuno di noi se questo poi possa o meno interessare sinceramente non mi importa più di tanto

non è assolutamente vero che uno scrittore brama essere letto, perchè a gente estranea è impossibile scrivere e in questo risiede l’assumere nessuno come interlocutore null’altro che fabbricare un immaginario ascoltatore privilegiato

lettere è solo un espediente per rimanere appesi ai chiodi rimasti, per denunciare il passaggio di una vigliaccheria che in poco tempo è passata da voler abbattere allo sperare che non crolli

forse solo questa è la finalità egoistica che intravvedo, questo ammettere che in fondo tutti cerchiamo una morte della nostra taglia ed è solo per questo che esistono gli spazi letterari

diceva Rilke: “il volto che mi misi aveva un odore stranamente vuoto” non capire oggi che il dire poetico è diventato solo questo è nascondersi dietro il dito non solo della solità vanità, ma di quello che si scambia come il futuro dell’ombra

lettere è il tentativo di tenere ancora le mie mani vicine, perchè quando mi accorgerò che dalle dita uscirà qualcosa che non volevo sarò ancora più vile da non fare nulla, ma spero di avere la dignità di sentirmi stanchissimo

io non ci credo a cambiare l’argomento a questo ostinarsi a scrivere agli estranei

a questo guardare con gli occhi sbagliati a un deserto gremito

 

 

 

possiamo raccontare solo in versi e non è la struttura del romanzo che è cambiata

sono i passi che si fanno strascicati, la poesia non è diventata altro che narrazione

e chi oggi può dire che ci siano storie da salvare? Amalgamare il quotidiano all’emotivo non fu altro che la solita menata del personale-politico

Scriviamo per vederci scritti, scriviamo con le puntine ma solo per appenderci a qualche bacheca più lontana

null’altro che annunci di chi cerca la badante, di chi ha perso il motorino

affidare le parole alla rete è il messaggio in bottiglia che spera di essere pescato

che buffonata capitan serpente e le storie dei pirati

perchè i miei cambiamenti dovrebbero interessare gli sconosciuti, perchè dovrei scassare le palle con i miei gusti letterari

la letteratura è finita perchè è inutile perdere, non c’è più sconfitta che serve

il male sepolto non è quello assoluto, esser soltanto sonno e nome

di una lingua raggrinzita che non si fa persona, ma resta l’unico animale che viene al mondo piangendo

Immagine 003

è finita la letteratura delle minime cose a cui attribuire un’importanza incalcolabile

non camminiamo più sul confine tra quel che rimpiangiamo e quel che si disprezza

il carattere della scrittura deve essere privo di pose adolescenziali deve promettere pioggia