Archivi per la categoria: poesia

Null’altro che eventi che si lasciano indietro cose e questo era il suono della città che crollava il nichilismo di chi cadeva più veloce Non sei quel che sembri ma quel che diventi occupi un terreno  a un tratto sgombero usi strumenti di una violenza simbolica Il futuro non esiste perché abbiamo smesso di chiedergli di anticiparci il dovuto come ambizione del cazzo di durare più anni di quanto si vive All’ora di cena piccole didascalie per immagini deliziose tu non mi vizi mi decori in silenzio sbuco più nuovo dalle tue mani bagnate Sei la costruzione ideologica di un amore che ci riceve separati ti esplodono in bocca le parole che biascichi

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Credo sia possibile anzi, probabilmente è tornato doveroso occuparsi di poesia silenziosamente, facendo meno rumore, evitando metastasi di testo, evitando recensioni che hanno come unico scopo il far circolare il nome di chi le ha scritte e non la qualità o meno di un contenuto.

Tornare a interrogarsi sul futuro della poesia on line è tornarsi a chiedere quale futuro per la scrittura, è guardare se si ha ancora la volontà di domandarsi perchè il libro di poesia non ha più commerciabilità e non sia diventato invece altro che lo scambio di un formale biglietto da visita per addetti ai lavori. 370microdeitori negli ultimi 24mesi hanno prodotto un numero spropositato di progettti di editare i propri amici, come nei sistemi piramidali o nelle lugubri catene di sant Antonio

Una poesia che è diventata debordante non può far altro che chiedere ai versi di nascondersi, di zittirsi per elevarsi al di sopra di una cacofonia avvilente. Ogni campanile c’è un concorso, ogni fattarello un’antologia. Nessuna persona sana di mente potrebbe pensare oggi all’esistenza di una comunità poetica, ma nonostante tutto ritengo che siamo davanti a un dovere che ci si impone a tutti che è quello di scavare con onestà per fare emergere quel buono che c’è. Probabilmente dieci sono, stando larghi, i siti in rete che si occupano seriamente di poesie e per seriamente intendo con impegno che si abbia la forza di coordinarli, di ristrutturare ai loro interni gli apparati e gli strumenti critici di chi li compone , di farli lavorare in sinergia sui testi in uscita, per evitare le promozioni dei propri circolini o dei propri cortili. Mantenedo una serenità e una diversità di giudizio che garantisca una necessaria pluralità di pensiero si riabituino gli autori a far pervenire i testi alle redazioni, tutte quelle che aderiranno o che si identificheranno in una piattaforma da stabilire attraverso uno o più incontri in giro per l’italia. che gli stessi siti si facciano promotori di circolazione della parola che se si deve fare rete la si faccia nei fatti, non negli articoli che ostentano competenze necessarie ma non contribuiscono ad altro che a un esondanza di testo. Fare rete non è mettere il proprio evento su fb o su tw, fare rete è costruire insieme occasioni di ascolto, l’attuale agire non fa altro che sottrarre le uniche potenzialità attive di un mezzo ormai logoro e saturo per tutto quello che riguarda il discorso poetico.

breve estensione a quanto scritto ieri

ri approffito per risalutare tutti quanti mi hanno seguito sin qui e augurare di nuovo buone feste

a seconda delle posizioni assunte

sei solo le parole che si alzano al mattino

sulla punta di matita che tenevo in mano

mentre penso che col giorno ti farai più chiara

quando mi promettevi seriamente il mondo io contavo e tu eri ancora lì con le stelle al soffitto abbiamo solo affrettato la fine del corpo e i nostri ingredienti migliori ancora chiusi in dispensa insieme alla rinunce alle domande feroci 
Lo sai soltanto adesso che ogni treno é una sorpresa adesso che ci si accontenta di una faccia gentile adesso che si contano le vittime collaterali come fossero domeniche irripetibili e corte 
Dove arrivavi stanca di parole da aggiustare 
A scoprire che non siamo poi così diversi da come amiamo pensarci

ogni attesa è farsi corpo dello sguardo

barlume di sporgenza assenza che ci scruta

parola che disturba in un niente che è arrivato

dove ogni no è una frontiera di bellezza

parente stretta di una memoria tragica

e restiamo nel gesto abbozzato di un soccorso

imparati dal nome a vapore scritto sui vetri

Questa storia di banca di Milano che imbianca

pagherete caro pagherete tutto pagherete un cazzo

troppe valigie per uno scoppio solo

miccia corta giù la testa coglione

se nessuno voleva i morti erano loro a volere noi

tutti privi di argomenti sessanta volte assolti

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I ragazzi dal coro :presidente a fan culo

c’è rimasto del sangue tra la testa e la schiena

Pierpaolo sa i nomi ma senza gli indizi

le colpe le talpe il golpe e son cazzi

il cancello la casa lo sciopero i quadri

pensare al futuro è pensarlo da ladri

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da in tempi ormai vicini cfr edizioni

cercavo il punto esatto del cielo che fissavi

la parola che non sei riuscita a consegnarmi

ti lasciavo fare l’ammalata che volevi

ti ascoltavo la vita in cerca di sollievo

e tutta la sera che si incurvava nel tuo peso

La poesia é colta da una frenesia di democrazia partecipativa,
da un populismo corporativo che ne restringe gli orizzonti, é colta
dall’impegno dei mediocri, dall’ostinazione di essere carne.
Scrittura non ê descrizione del mondo circostante, per potersi indignare
bisognerebbe essere degni di quel che si professa, la poesia deve prendersi
la responsabilità dello smascheramento dell’ imbroglio deve tornare ad
arrogarsi il diritto di indicare dove risiede la menzogna. Si potrà dire
non è questo il compito della parola poetica: balle, perché compito della
poesia è lo svelamento emotivo è l attribuzione del sentimento di rivolta,
perché forse ci siamo rotti le palle di quest’ ansia della soglia di
questi intravvedere da paraculi che è sempre un vedere di spalle, perché
forse ci siamo stancati di una contemporaneità per convenzione, stancati
delle zone temperate che non contengono i nomi, stancati di non vedere più
il confine tra quel che si rimpiange e quel che si disprezza. Poesia é
essere contro i propri tempi per immaginare un futuro non per sentirsi
inattuali per forza. Poesia è saper scrivere la parola fine se l’unica
risorsa è adeguarsi a una parola che non sia più antagonista, poesia é
agitazione dell’ alternativa ed essere poeta é riabituarsi a essere
persona non grata

ciondolavi i piedi dalla tavola come se fossi ai bordi di un pontile

chi ha un talento spiccato dovrebbe impiegarlo per legge dicevi

polvere: poi poetiche parole precise per povertà pietose

spazzature sostanze scivolose

l’omino di corsa con la scritta uscita

e tanto tempo fa sarà sempre ieri con un po’ più di vita

Appunti di un falegname senza amici di Alessandro Assiri, Lietocolle 2013, note di lettura di Flavio Almerighi.

   

   

Scriveva Giorgio Linguaglossa circa venticinque anni fa: «La poesia sta conoscendo un periodo di “oscuramento”, di internamento nella sua residenza invernale… chi non vede la lethargia che ha colpito la poesia di questi ultimi due decenni dimostra quantomeno cecità . Caduto da tempo il suo mandato sociale, oggi è caduto anche il mandato politico che l’aveva surrettiziamente mantenuta in vita. Rimane soltanto il mandato privato che il poeta dà a se stesso. Abbiamo raggiunto il punto zero oltre il quale non è possibile andare. Non resta che invertire la rotta.» Trovo molto calzante questa riflessione dopo la lettura del bellissimo Appunti di un falegname senza amici di Alessandro Assiri edito da Lietocolle. Geppetto da mandato all’autore di chiamare a raccolta i suoi pezzi di legno, di lavorarli, anche di dare loro una collocazione spazio-logistica, sono bellissime le fotografie che corredano il libro, intercalate alle poesie, e lo rendono ancora più eloquente. L’autore altresì, fedele al proprio mandato di lavora, li plasma, da loro una forma e una storia, immolandoli al fuoco della scrittura. Figure che esistono solo perché la parola, la poesia, danno loro un’ombra, un passato irraggiungibile, un presente incollocabile, ed esistono soltanto perché c’è la parola in forma di poesia.

La scrittura di Assiri non risulta facile diventa poesia, e che poesia, per quella profonda capacità trasfigurativa ed evocativa che fiorisce sugli spigoli e negli angoli stessi che questo modo di scrivere, apparentemente poco musicale, crea.

“a bologna un libro in tasca lo devi sempre avere” “ma quando penso che sei scrittura chiara”

C’è tutto un giro del mondo, un pieno di gusto e sensazioni in questi versi tratti dalla prima lirica di Appunti, e questa chiarezza che progressivamente prende durante la lettura del libro, diventa lampo proseguendo nella lettura e proseguendo nella visione delle bellissime foto, prima durante e dopo aver letto ogni brano. Sì, a Bologna un libro in tasca lo devi sempre avere, soprattutto se sei uno di quei pinocchi che hanno preso vita dalle mani del falegname senza amici, e corri per riguadagnare tempo, spazio, recuperare sul versante del vissuto. Mestiere paziente quello del falegname, ma l’artista lo è altrettanto, aspettando di rivedere i propri parti per riveder se stesso. Insomma, questi Appunti sono affascinanti, si leggono in un fiato, poi si rileggono e ancora, ancora, Assiri mi ha entusiasmato per la sua capacità di costruire, dare anima, scolpir, dipingere, lavorare con le sole parole. Questo identifica un Poeta.

 

apparso su versante ripido