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nel riassunto dei nostri luoghi chiusi

nel riassunto dei nostri luoghi chiusi

 

vorrei combattere da dentro ma questo dentro è troppo grande

come se la vita fosse solo per i soci

o fosse solo l’imperfetto il verbo delle cause

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è finita la letteratura delle minime cose a cui attribuire un’importanza incalcolabile

non camminiamo più sul confine tra quel che rimpiangiamo e quel che si disprezza

il carattere della scrittura deve essere privo di pose adolescenziali deve promettere pioggia

La memoria è un atto che appartiene ai ritagli, ai frammenti, agli assemblaggi di dettagli condivisi, è così che si forma il collage non come tecnica artistica, ma come metodologia del ricordo.
Ed è così che si svelano a noi i lavori di Federico Cappiotti che si aprono in un panorama emotivo denso e culturalmente variegato, in uno scenario ricco di influenze visive e letterali che fanno di un montaggio un ulteriore citazione. Potrebbe sembrare quasi anacronistico oggi riproporsi in un linguaggio che fu novecentista e a totale appannaggio di un periodo che va dalle avanguardie storiche all’interventismo futurista, ma Federico dimostra di muoversi con precisione in quello che conosce e che ci vuole far conoscere arricchendo di sé le sue creazioni, trasformandole in opere in bilico sul confine variegato della poesia visiva.
Il percorso che Cappiotti dipana è la stessa strada delle sue suggestioni emotive, un estensione stessa della sua visione del mondo. Saba direbbe che tutto questo appartiene alla “poesia onesta” che è sempre quella che assomiglia a chi l’ha scritta, noi come semplici spettatori possiamo invece sostenere di aver assistito a qualcosa che si partecipa come empaticamente si partecipa alle opere ben riuscite che sono quelle a cavallo con la memoria e coi desideri di molti.

a ridarmi il bene di prima quello dell’altra casa, quello che ha bruciato negli alberghi, negli scarti di sesso a bordo strada, quando riuscivamo a essere peggiori, ma a crescere uguali, quando ero più distante dal tuo culo fuori sede che ricordo soltanto come luce più chiara, le mani io le ho sempre messe non tocco mai niente che non posso sporcare, non so perché proteggiamo sempre la malattia e un po’ come chi difende sempre Burroughs, si parteggia sempre per gli stronzi, ci piacciono gli scrittori da niente perché allineano la nostra inettitudine alla loro, una nuova traduzione di un maledettismo, l’illusione di fare almeno la comparsa, ci siamo dovuti inventare la poesia autentica per poter biascicare il nostro nulla per stare più vicini al nostro vuoto, nascosti dietro Saba per spacciarci più onesti, come se la poesia potesse essere autentica come se la poesia dovesse avere pubblico e non gente dovunque, è tutto il viaggio della nostra diminuzione, della nostra affannosa ricerca di recapiti

non c’è nessuna tosse che suona bene
dimmi nei tuoi sì che cosa parla
dillo prima che smetta di guardarti
da questo per sempre che esce traballante
foto massimo saretta

non ho nessun rispetto per Marina
è solo il quadro in cui si muove un linguaggio
ogni desiderio è un annuncio disumano
“negatività senza impiego”
scrittura che produce un assenza
in tempi ormai vicini
backstage 1
prossima uscita CFR edizioni
Mariateresa-Ale